Nutrimento sottile e invisibile, cibo materiale e cibo spirituale

La storia religiosa dell’Oriente e dell’Occidente è affollata di santi, mistici ed entronauti di ogni specie: santi vegetariani e onnivori, digiunanti e non osservanti assolutamente nessun regime alimentare, o come i mistici della religione jainista che considerano un’esperienza spirituale glorificante estinguersi attraverso una lenta e progressiva inedia. 

Quello che mi impressionò, nei primi e ingenui viaggi in terra d’India, fu vedere in questi corpi spaventosamente scheletrici, la presenza attuale della medioevale negazione del corpo e della materia. O gli asceti delle montagne giapponesi (gli yamabushi) che si mummificavano gradualmente, ancora in vita, meditanti in una buca nel terreno arrivando ad alimentarsi esclusivamente di cortecce di ippocastano e altre sostanze ricche di tannini. Altre varianti di queste estreme “diete” mistiche contemplano il consumo di gemme e di aghi di pino (albero perfettamente collegato a Saturno, dio del tempo e della vecchiezza); i loro corpi (mummie) tuttora esposti e venerati nei monasteri attestano la riuscita di una perfetta auto mummificazione e il riconoscimento imperituro della loro santità. 

Fatti e personaggi documentati storicamente ci dimostrano la possibilità di una indipendenza totale dal cibo materiale: nello splendido libro Autobiografia di uno Yogi il maestro indiano Yogananda Paramahansa, racconta la sua vita di ricercatore spirituale e i suoi incontri con straordinari personaggi. Ci presenta due mistiche, una occidentale e una orientale che, non è che si alimentassero poco o frugalmente, ma proprio non mangiavano, o meglio… si nutrivano d’altro. Riportiamo dal testo citato l’incontro di Yogananda con Teresa Neumann, la santa stimmatizzata vissuta dal 1898 al 1962 a Konnersreuth, piccolo paese della Baviera, in Germania.

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Articolo di Maurizio Di Massimo su Wall Street International